Il Maresciallo Kellerman

Maresciallo Kellerman

François Christophe de Kellermann, il vincitore di Valmy e maresciallo dell’Impero

Il Maresciallo Kellermann, pur essendo un soldato di grande valore e un comandante di comprovata esperienza,
non ebbe un ruolo centrale nelle grandi battaglie dell’Impero napoleonico.
La sua fama storica è infatti legata soprattutto alla Rivoluzione francese e a un singolo, decisivo momento:
la battaglia di Valmy.

Nel percorso di Napoleone Bonaparte,
Kellermann appare solo marginalmente, in particolare durante la prima campagna d’Italia,
prima di essere progressivamente allontanato dai teatri operativi.


Origini e formazione: un uomo dell’Ancien Régime

François Christophe de Kellermann nasce a Strasburgo nel 1735, in una famiglia nobile,
ed è a tutti gli effetti un uomo dell’Ancien Régime.
La sua educazione militare e il suo modo di concepire la guerra si formano nell’esercito monarchico,
secondo i canoni tradizionali della disciplina settecentesca.

La sua carriera inizia durante la guerra dei Sette Anni (1756–1763),
conflitto fondamentale per la formazione di un’intera generazione di ufficiali europei.
Nel corso di questa guerra Kellermann raggiunge il grado di capitano,
dimostrando solidità professionale e capacità di comando.

Nel 1784 è già colonnello, segno di una carriera regolare e ben avviata,
anche se priva di colpi di scena o protezioni politiche particolarmente evidenti.


Kellermann e la Rivoluzione francese

Allo scoppio della Rivoluzione, Kellermann aderisce senza esitazioni alle nuove idee.
A differenza di molti ufficiali nobili che emigrano o vengono sospettati di tradimento,
egli sceglie di servire la Francia rivoluzionaria.

Combatte contro le potenze coalizzate che dichiarano guerra alla Francia e, nel 1792,
viene nominato comandante in capo dell’Armata del Centro.
È in questo contesto che la sua carriera conosce l’apice.


Valmy (1792): la gloria

Il 20 settembre 1792, a
Valmy,
Kellermann entra definitivamente nella storia.

Con manovre prudenti ma efficaci, riesce a ricongiungere le proprie truppe con quelle del generale
Dumouriez,
fronteggiando l’avanzata delle armate prussiano-austriache.

Valmy non è una battaglia spettacolare dal punto di vista tattico, ma è un evento politicamente decisivo:
per la prima volta un esercito rivoluzionario resiste e ferma le potenze monarchiche d’Europa.
La Rivoluzione è salva.

Il nome di Kellermann diventa sinonimo di questa vittoria, che segna l’inizio di una nuova fase della guerra.


La caduta in disgrazia

Paradossalmente, Kellermann non riuscì a godere a lungo della sua fama.
Il generale Custine lo accusò di non aver sostenuto adeguatamente le operazioni sul Reno.

Queste accuse, in un clima politico sempre più teso, portarono alla revoca del comando.
Kellermann venne successivamente assegnato alle armate delle Alpi e dell’Italia.


Kellermann viene arrestato

La situazione precipita quando a Kellermann viene ordinato di reprimere una rivolta realista a Lione.
Il generale si mostra esitante, prudente, forse consapevole delle implicazioni politiche e umanitarie dell’operazione.

Questa esitazione viene interpretata come debolezza o tradimento.
I membri della Convenzione, nel pieno del Terrore, lo fanno arrestare.

Nobile di nascita e generale celebre, Kellermann rischia seriamente la ghigliottina.

Solo il 9 Termidoro pone fine alla sua prigionia e gli salva la vita, permettendogli di tornare al comando in Italia.


Kellermann e Napoleone

Nel 1796, Napoleone Bonaparte diventa comandante in capo dell’Armata d’Italia.
Il giovane generale conosce bene la fama e l’esperienza di Kellermann e lo considera un possibile rivale.

Napoleone scrive al Direttorio parole durissime:


Riunire me e il generale Kellermann significa voler perdere la guerra.
Il generale Kellermann ha più esperienza di me e condurrà meglio la guerra,
ma tutti e due insieme la faremo male.

Kellermann viene così definitivamente messo da parte e relegato a incarichi secondari:
diventa ispettore generale della cavalleria dell’armata d’Inghilterra e di quella d’Olanda.


Il maresciallato e il Senato

Dopo il 18 Brumaio, Kellermann entra a far parte del Senato.
Riceve la Legion d’onore e viene nominato Maresciallo dell’Impero.

Da questo momento non parteciperà più attivamente alle guerre napoleoniche.
Le onorificenze e la posizione istituzionale soddisfano Kellermann,
mentre Napoleone
è altrettanto soddisfatto di tenere lontano dai campi di battaglia un generale ingombrante.


1814–1815: la scelta politica

L’equilibrio tra Kellermann e Napoleone si rompe nel 1814.
Il maresciallo si schiera contro l’Imperatore ed è favorevole al ritorno di Luigi XVIII.

Questo voltafaccia gli consente di conservare tutte le onorificenze durante la Restaurazione.

Durante i Cento Giorni, coerente con la sua scelta, Kellermann rimane in disparte,
per tornare a occupare i propri ruoli istituzionali dopo il secondo ritorno dei Borbone.


Morte ed eredità storica

François Christophe de Kellermann muore nel 1820.
La sua figura resta legata indissolubilmente a Valmy, più che all’epopea napoleonica.

Kellermann incarna il profilo del generale rivoluzionario per necessità,
non dell’uomo nuovo dell’Impero.
La sua carriera dimostra come Napoleone abbia saputo utilizzare — e poi accantonare —
gli eroi della Rivoluzione una volta consolidato il proprio potere.

Un maresciallo senza grandi campagne imperiali,
ma con una vittoria che ha cambiato la storia d’Europa.

Continua il viaggio

Segui il canale Youtube, Napoleone1769 (link)

Articoli correlati

Il Maresciallo Moncey