L’ultimo addio a Malmaison: Napoleone e Maria Walewska prima dell’esilio

Negli ultimi giorni del giugno 1815, mentre l’Impero crollava e gli eserciti alleati avanzavano verso Parigi, una donna raggiunse Napoleone nella dimora più carica di ricordi della sua vita. Era Maria Walewska. Non venne a chiedere favori né a discutere di politica. Venne per salutarlo. Per l’ultima volta.


Malmaison, giugno 1815

La strada che conduceva a Malmaison non era mai sembrata tanto lunga.

Le carrozze attraversavano una campagna inquieta, percorsa da soldati sbandati, corrieri governativi e uomini che non sapevano più quale bandiera avrebbero dovuto salutare il giorno seguente. Parigi era vicina, ma appariva già lontanissima. Nella capitale si decideva il futuro della Francia; nelle campagne si attendeva l’arrivo degli eserciti alleati.

Waterloo era finita da pochi giorni.

Related: Waterloo ora per ora


Il 22 giugno 1815 Napoleone aveva abdicato per la seconda volta. L’uomo che aveva dettato legge ai sovrani d’Europa era stato costretto a deporre nuovamente la corona. Non era più l’Imperatore dei Francesi, ma non era ancora un prigioniero. Era qualcosa di più pericoloso e più fragile: un sovrano caduto, ancora circondato da uomini pronti a seguirlo e sorvegliato da un governo che temeva un suo ultimo colpo di scena.Il 25 giugno lasciò il Palazzo dell’Eliseo e si trasferì a Malmaison.La scelta aveva qualcosa di profondamente simbolico. Quella non era una residenza come le altre. Era stata la casa di Giuseppina, il luogo nel quale Bonaparte aveva vissuto gli anni dell’ascesa, quando tutto sembrava ancora possibile. Nei suoi saloni erano passati ministri, generali, artisti, scienziati e ambasciatori. Nei giardini Giuseppina aveva raccolto piante rare provenienti da terre lontane.

Giuseppina, però, era morta da poco più di un anno.

Napoleone tornava dunque in una casa piena di fantasmi.

Fuori dalle finestre il mondo che aveva costruito si stava dissolvendo. Dentro quelle stanze sopravviveva il ricordo di ciò che era stato: il giovane generale d’Italia, il Primo Console, il marito impaziente che scriveva lettere infuocate alla sua Joséphine.

E proprio lì, nella casa della prima grande donna della sua vita, sarebbe arrivata una delle ultime.

Una donna venuta dalla Polonia

Maria Walewska non era stata una semplice amante di passaggio.

Napoleone l’aveva incontrata durante la campagna di Polonia, tra la fine del 1806 e l’inizio del 1807. Maria aveva poco più di vent’anni, apparteneva alla nobiltà polacca ed era sposata con il conte Anastazy Walewski, molto più anziano di lei.

La Polonia, in quel momento, non esisteva più come Stato indipendente. Era stata spartita fra Russia, Austria e Prussia. Per molti patrioti polacchi Napoleone rappresentava una speranza: l’uomo capace di abbattere gli imperi che avevano cancellato la loro patria dalle carte geografiche.

Maria fu spinta dagli ambienti aristocratici polacchi ad avvicinarsi all’Imperatore. Si pensava che una donna potesse ottenere dal suo cuore ciò che diplomatici e generali non erano riusciti a ottenere dalla sua politica.

All’inizio lei resistette.

Non voleva diventare la favorita di un conquistatore, né essere ricordata come la donna che aveva sacrificato il proprio onore per entrare nella camera di un sovrano. Eppure le pressioni aumentarono. Le parlarono della Polonia, del dovere, della possibilità di influenzare l’uomo più potente d’Europa.

Alla fine Maria cedette.

Ciò che era cominciato come un sacrificio politico, però, si trasformò gradualmente in un sentimento autentico. Maria si innamorò di Napoleone e, per quanto sia difficile penetrare davvero nell’intimità dell’Imperatore, tutto lascia pensare che anche lui le fosse sinceramente affezionato.

Non era la passione tempestosa che aveva provato per Giuseppina. Maria gli offriva qualcosa di diverso: dolcezza, discrezione e una fedeltà priva di ambizione personale.

Nel 1810 nacque il loro figlio, Alessandro.

Per Napoleone quella nascita ebbe anche un’importanza politica. Dimostrava che poteva generare un erede e che, dunque, l’assenza di figli dal matrimonio con Giuseppina non dipendeva da lui. La strada verso il divorzio e il matrimonio dinastico con Maria Luisa d’Austria era ormai aperta.

Maria Walewska avrebbe avuto molte ragioni per sentirsi usata e abbandonata.

Eppure non scomparve.



La fedeltà nei giorni della sconfitta

Quando Napoleone era al culmine della potenza, le persone facevano la fila per essergli presentate.

Principi e ministri aspettavano ore nelle anticamere. Famiglie aristocratiche offrivano figlie, alleanze e adulazioni. Tutti volevano qualcosa dall’uomo che distribuiva regni, titoli e fortune.

Il vero carattere delle persone, però, si rivela spesso quando il potere finisce.

Nel 1814, dopo la prima abdicazione, Maria tentò di raggiungere Napoleone a Fontainebleau. Attese a lungo senza essere ricevuta. L’Imperatore, sconvolto dagli avvenimenti e reduce dal tentativo di avvelenarsi, seppe della sua presenza soltanto quando lei era già andata via.

Pochi mesi più tardi Maria compì un viaggio ancora più difficile. Nel settembre 1814 raggiunse Napoleone all’isola d’Elba, accompagnata dal piccolo Alessandro e da alcuni familiari.

L’incontro avvenne nei pressi del santuario della Madonna del Monte, in un luogo appartato sulle pendici del monte Giove. Ma anche quella breve parentesi fu disturbata dalle voci. Gli abitanti dell’isola scambiarono Maria per l’imperatrice Maria Luisa e Alessandro per il Re di Roma.

Per evitare uno scandalo, la visita fu abbreviata.

Maria ripartì.

Napoleone tornò alla sua piccola corte elbana e, pochi mesi dopo, tentò ancora una volta di riprendersi la Francia.

Cominciarono i Cento Giorni.

Finirono a Waterloo.

L’Imperatore senza impero




A Malmaison Napoleone trascorreva giornate febbrili.

Non bisogna immaginarlo abbandonato alla sola malinconia. Continuava a ragionare da uomo di Stato e da comandante. Riceveva notizie, studiava carte, discuteva con ministri e ufficiali. Valutava la possibilità di raggiungere l’esercito e di difendere Parigi. Pensava alla fuga verso gli Stati Uniti.

Intorno a lui, però, lo spazio si restringeva.

Il governo provvisorio voleva che si allontanasse dalla capitale. Fouché, maestro dell’intrigo e della sopravvivenza politica, temeva che la presenza dell’ex imperatore potesse riaccendere l’entusiasmo popolare o offrire all’esercito un nuovo punto di riferimento.

Malmaison era protetta, ma era anche sorvegliata.

I soldati posti attorno alla proprietà avrebbero dovuto difendere Napoleone da eventuali attentati, ma la loro presenza serviva contemporaneamente a controllarne i movimenti. Ufficiali, emissari e curiosi entravano e uscivano dalla dimora. Ogni visita poteva assumere un significato politico.

In quella confusione arrivarono anche alcune donne legate al passato dell’Imperatore.

Venivano a salutarlo perché tutti ormai comprendevano che Napoleone stava per lasciare la Francia. Nessuno sapeva ancora quale sarebbe stata la sua destinazione. L’America sembrava possibile. L’Inghilterra appariva, almeno nella sua immaginazione, la patria delle leggi e della libertà. Sant’Elena non era ancora entrata nel suo orizzonte.

Fra quelle visitatrici vi fu, forse,  Maria Walewska.

Maria arriva a Malmaison

Non conosciamo con assoluta precisione ogni dettaglio del viaggio di Maria.

Non sappiamo quali pensieri la accompagnassero mentre si avvicinava alla proprietà. Non sappiamo se osservasse dal finestrino della carrozza le pattuglie, le uniformi e gli uomini riuniti lungo la strada. Non sappiamo se temesse di non essere ammessa o di arrivare troppo tardi.

Sappiamo, però, che arrivò.

Ed è importante chiarirlo, perché attorno all’ultimo incontro fra Napoleone e Maria Walewska è cresciuta una nebbia di racconti romantici. Si è parlato di una donna velata, di un ingresso clandestino, di guardie ingannate e di un colloquio segreto sfuggito a ogni testimone.

La realtà documentata è meno avventurosa, ma forse ancora più commovente.

Ortensia de Beauharnais, figlia di Giuseppina ed ex regina d’Olanda, si trovava a Malmaison in quei giorni. Nelle sue memorie racconta che, al risveglio, le fu riferito che la giovane polacca, indicata discretamente come “Madame W.”, era già arrivata con i figli.

Maria aveva già salutato l’Imperatore e aveva chiesto di vedere Ortensia.

Quando le due donne si incontrarono, Maria era in lacrime.

Questa testimonianza cambia completamente il quadro.

Non siamo più davanti alla semplice leggenda di una misteriosa visitatrice penetrata di nascosto nella proprietà. Siamo davanti al ricordo di una donna presente a Malmaison e direttamente coinvolta negli avvenimenti.

Ortensia, vedendola sconvolta, cercò di trattenerla. Non voleva che Maria ripartisse in quello stato e che il suo dolore diventasse oggetto della curiosità altrui.

Il suo pianto ci dice più di molte ricostruzioni romanzesche.

Maria aveva compreso che quello era davvero l’ultimo addio.

Che cosa si dissero?

È qui che la storia si ferma davanti a una porta chiusa.

Maria incontrò Napoleone. Questo appare sufficientemente documentato.

Ma che cosa si dissero?

Non possediamo una trascrizione del colloquio. Non sappiamo quanto durò, chi fosse presente o se i due rimasero soli anche soltanto per qualche minuto.

Possiamo immaginare la stanza. Possiamo immaginare Napoleone in abiti civili o nella familiare uniforme, il volto appesantito dalla stanchezza e le mani portate dietro la schiena mentre camminava avanti e indietro. Possiamo immaginare Maria ferma davanti a lui, alla ricerca delle parole adatte.

Ma dobbiamo avere l’onestà di fermarci.

Un romanziere potrebbe inventare il dialogo. Uno storico deve dichiarare dove finiscono i documenti.

È probabile che abbiano parlato del futuro. Maria avrà voluto conoscere le intenzioni di Napoleone. Forse gli avrà chiesto dove sarebbe andato e se esistesse ancora una possibilità di salvezza. Forse avrà parlato di Alessandro, il figlio che li univa.

È possibile che Napoleone abbia cercato di rassicurarla. Era un comportamento che gli apparteneva: anche nei momenti più disperati tendeva a parlare come se una soluzione fosse ancora possibile.

Ma sono ipotesi.

Il documento ci restituisce soltanto il risultato emotivo di quell’incontro: Maria uscì dalla stanza devastata dal dolore.

Talvolta le lacrime sono una fonte storica più sincera delle parole pronunciate molti anni dopo.

Alessandro vide suo padre?

La presenza dei figli menzionata da Ortensia ha alimentato un’altra immagine destinata a diventare celebre: Napoleone che prende fra le braccia il piccolo Alessandro Walewski.

Il bambino aveva cinque anni.

Somigliava all’Imperatore e rappresentava per lui qualcosa di profondamente personale. Era il figlio nato da una relazione amorosa, ma anche la prova vivente della sua capacità di generare un erede.

La tradizione riferisce che Alessandro conservò per tutta la vita il ricordo di quell’incontro: il volto di Napoleone, l’abbraccio e una lacrima scesa sul viso dell’Imperatore.

Il racconto è plausibile e coerente con la presenza del bambino a Malmaison, ma va trattato con cautela quando viene riportato nelle sue forme più dettagliate. I ricordi dell’infanzia, soprattutto quando riguardano un padre diventato una leggenda, possono essere modificati dal tempo e dai racconti ascoltati in famiglia.

Rimane comunque un’immagine potente.

Napoleone aveva avuto due figli naturali conosciuti: Charles Léon e Alessandro Walewski. Ma il figlio legittimo, il Re di Roma, era lontano, trattenuto alla corte di Vienna insieme a Maria Luisa.

Negli ultimi giorni trascorsi sul suolo francese, Napoleone non poté abbracciare l’erede per il quale aveva sacrificato Giuseppina e sposato un’arciduchessa d’Austria.

Poté forse stringere il figlio di Maria, nato dall’unione che aveva dimostrato al mondo che quell’erede sarebbe stato possibile.

La storia possiede talvolta una simmetria crudele.

Maria e Giuseppina: due donne nella stessa casa

C’è un particolare che rende l’incontro di Malmaison ancora più intenso.

Maria Walewska non arrivava in un luogo estraneo.

Dopo il divorzio imperiale aveva frequentato Giuseppina e, secondo diverse testimonianze, fra le due donne si era stabilito un rapporto cordiale. Maria conduceva con sé Alessandro e l’ex imperatrice mostrava affetto per il bambino.

Può sembrare sorprendente. Giuseppina avrebbe avuto tutte le ragioni per considerare Maria una rivale. Ma la relazione fra Napoleone e la contessa polacca non era stata la causa principale del divorzio. Giuseppina conosceva da tempo le infedeltà del marito e aveva compreso che la separazione nasceva soprattutto dalla necessità dinastica di assicurare un erede all’Impero.

A Malmaison le loro storie finivano per sovrapporsi.

Giuseppina non c’era più, ma la sua presenza sembrava riempire ogni stanza. Maria attraversò forse gli stessi corridoi nei quali l’ex imperatrice aveva atteso Napoleone, sofferto per lui e continuato ad amarlo anche dopo il divorzio.

Ortensia, figlia di Giuseppina, accolse la donna che aveva dato a Napoleone un figlio.

Non c’era più spazio per la gelosia.

Restava soltanto il dolore condiviso per un uomo sconfitto che stava per scomparire dalle loro vite.

Il mito della donna velata

Nel corso dell’Ottocento l’ultimo incontro fu progressivamente trasformato.

La memoria napoleonica aveva bisogno di scene simboliche. La caduta dell’Impero non poteva essere raccontata soltanto attraverso riunioni ministeriali, passaporti negati, ordini di partenza e discussioni sulla disponibilità di due fregate.

Serviva un ultimo atto degno di una tragedia.

Così Maria divenne la donna velata che attraversava in segreto una proprietà circondata da spie. Le guardie lasciavano passare la carrozza senza riconoscerla. Napoleone la riceveva lontano da occhi indiscreti. I due si stringevano in un ultimo abbraccio mentre l’Impero moriva attorno a loro.

Non è necessario disprezzare queste immagini. Esse raccontano qualcosa di autentico, anche quando non sono verificabili nei dettagli: la percezione che i contemporanei e le generazioni successive ebbero della loro relazione.

Maria era diventata il simbolo della donna fedele.

Non aveva dimenticato Napoleone dopo il matrimonio con Maria Luisa. Non lo aveva dimenticato dopo la prima abdicazione. Lo aveva raggiunto all’Elba e tornò da lui quando ogni speranza era finita.

La letteratura romantica non inventò quella fedeltà.

La trasformò in teatro.

L’ultimo giorno a Malmaison

Napoleone lasciò Malmaison il 29 giugno 1815.

Prima di partire passeggiò ancora nei giardini. Ortensia ricordò l’inquietudine di quelle ore e la tristezza che gravava sulla casa. Ogni sentiero riportava a Giuseppina. Ogni stanza conteneva un frammento del passato.

Il tempo, però, era finito.

Il governo aveva ordinato che si allontanasse. Gli eserciti nemici si avvicinavano. Restare significava rischiare la cattura o provocare una nuova crisi politica.

Napoleone salì in carrozza e prese la strada verso Rochefort.

Credeva ancora di poter raggiungere gli Stati Uniti. Immaginava forse una nuova esistenza come proprietario terriero, scienziato o uomo di lettere. Era difficile pensare che un uomo come lui potesse davvero ritirarsi dalla storia, ma in quei giorni sembrò aggrapparsi a quella possibilità.

A Rochefort trovò il mare controllato dalle navi britanniche.

Le esitazioni, le trattative e i progetti di fuga fallirono uno dopo l’altro. Il 15 luglio salì sulla nave inglese Bellerophon, affidandosi a quella che riteneva l’ospitalità del popolo britannico.

Non sarebbe mai arrivato in Inghilterra da uomo libero.

Gli inglesi decisero di deportarlo a Sant’Elena, una remota isola dell’Atlantico meridionale. Lì avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua vita.

Maria Walewska non lo avrebbe mai più rivisto.

La vita di Maria dopo l’addio

Dopo la partenza di Napoleone, Maria cercò di costruire una nuova vita.

Nel settembre 1816 sposò il generale Philippe Antoine d’Ornano, lontano parente di Napoleone e uomo che l’amava da tempo. Non fu un matrimonio imposto dalla ragion di Stato, ma un’unione nella quale Maria sembrò trovare finalmente serenità.

Quella serenità durò poco.

La sua salute era fragile. Nel 1817, dopo aver dato alla luce un altro figlio, le sue condizioni peggiorarono rapidamente. Morì a Parigi l’11 dicembre, a soli trentuno anni.

Napoleone si trovava già a Sant’Elena.

Non sappiamo quando ricevette la notizia. Le comunicazioni con l’isola erano lente, controllate e discontinue. Ma nella sua memoria Maria continuò a occupare un posto particolare.

Nel testamento Napoleone ricordò Alessandro Walewski e manifestò il desiderio che entrasse al servizio della Francia.

Il bambino visto a Malmaison avrebbe avuto una vita straordinaria. Divenne ufficiale, diplomatico, ambasciatore e ministro degli Esteri sotto Napoleone III. Presiedette il Congresso di Parigi del 1856 e portò nella politica europea il nome di Walewski.

Il figlio naturale del primo Napoleone divenne così uno dei più importanti uomini di Stato del Secondo Impero.

Storia e leggenda: che cosa possiamo affermare?

Quando una vicenda è tanto emotivamente potente, è necessario distinguere i diversi livelli del racconto.

Ciò che è documentato

  • Maria Walewska raggiunse Napoleone a Malmaison negli ultimi giorni del giugno 1815.
  • Era accompagnata dai figli.
  • Incontrò l’Imperatore e si congedò da lui.
  • Dopo il colloquio chiese di vedere Ortensia de Beauharnais.
  • Ortensia la descrisse sconvolta e in lacrime.
  • Quello fu l’ultimo incontro fra Maria e Napoleone.

Ciò che rimane incerto

  • Le parole esatte pronunciate durante il colloquio.
  • La durata dell’incontro.
  • Il grado di riservatezza con cui Maria entrò nella proprietà.
  • I dettagli dell’eventuale abbraccio fra Napoleone e Alessandro.
  • L’origine precisa delle successive storie sulla misteriosa donna velata.

La storia, dunque, è reale.

È il suo rivestimento romantico a essere cresciuto nel tempo.

Il significato dell’ultimo incontro

Per comprendere davvero quell’addio bisogna dimenticare per un momento l’Imperatore.

Bisogna guardare l’uomo.

Napoleone aveva perduto il trono, l’esercito e la libertà di decidere il proprio futuro. Sua madre e i suoi fratelli erano lontani. Maria Luisa non lo aveva raggiunto e non gli avrebbe restituito il figlio. Gli antichi alleati cercavano di salvarsi. Molti di coloro che un tempo lo avevano adulato stavano già preparando il proprio ritorno sotto i Borbone.

Maria, invece, venne.

Non poteva restituirgli l’Impero.

Non poteva fermare gli eserciti alleati.

Non poteva offrirgli una nave o garantirgli un rifugio.

Poteva soltanto essere presente.

In alcuni momenti della vita, però, la presenza è l’ultima forma possibile di fedeltà.

Forse è questa la ragione per cui l’incontro di Malmaison continua a commuoverci. Non perché contenga un grande segreto politico o perché abbia cambiato il corso degli avvenimenti. Al contrario: non cambiò nulla.

Napoleone partì.

Maria rimase.

L’esilio ebbe inizio.

Ma per pochi minuti, in una casa appartenuta a una donna morta, l’uomo che aveva governato mezza Europa non fu circondato da ministri, generali o diplomatici.

Fu raggiunto da qualcuno che non era venuto per chiedergli il futuro.

Era venuto per condividere la fine.

L’ultimo sguardo

Non sappiamo se Maria si voltò mentre la carrozza si allontanava da Malmaison.

Non sappiamo se Napoleone rimase alla finestra a osservarla partire o se tornò immediatamente alle carte, ai dispacci e ai progetti di fuga.

Forse non ci fu nessun gesto teatrale.

Forse non ci furono promesse.

Forse entrambi compresero che le parole non avrebbero potuto modificare ciò che stava accadendo.

Maria uscì dalla stanza piangendo.

È questo il particolare che la storia ci ha consegnato.

Pochi giorni dopo Napoleone abbandonò per sempre la Francia. Non avrebbe più rivisto Parigi, Malmaison, suo figlio Alessandro né la donna polacca che gli era rimasta vicina nella gloria e nella sconfitta.

Il loro ultimo incontro non impedì l’esilio.

Non salvò un impero.

Non cambiò il destino di Napoleone.

Ma gli restituì, forse soltanto per qualche istante, qualcosa che il potere gli aveva concesso raramente:

la certezza di essere amato nonostante non fosse più Imperatore.


Conclusione

Per molto tempo l’ultimo incontro tra Napoleone e Maria Walewska è stato presentato come una leggenda avvolta dal mistero. In realtà, la visita a Malmaison è sostenuta da una testimonianza importante: quella di Ortensia de Beauharnais, che vide Maria subito dopo il congedo e la ricordò in lacrime.

Non conosciamo il dialogo. Non possiamo ricostruire ogni gesto. La donna velata appartiene probabilmente alla successiva elaborazione romantica.

Ma l’addio avvenne.

E forse la verità è più intensa della leggenda.

Maria non dovette attraversare segretamente i giardini come l’eroina di un romanzo. Le bastò presentarsi davanti all’uomo che aveva amato nel momento in cui quasi tutti stavano prendendo le distanze da lui.

Quella mattina a Malmaison non si incontrarono soltanto un imperatore sconfitto e la sua antica amante.

Si incontrarono due persone che sapevano di essere arrivate alla fine della loro storia.

Fonti e indicazioni bibliografiche

  • Hortense de Beauharnais, Mémoires de la reine Hortense.
  • Louis-Joseph Marchand, Mémoires de Marchand, premier valet de chambre et exécuteur testamentaire de l’Empereur.
  • Frédéric Masson, Marie Walewska.
  • Fleury de Chaboulon, Les Cent-Jours.
  • Emmanuel de Las Cases, Mémorial de Sainte-Hélène.
  • Fondation Napoléon, profilo biografico dedicato a Marie Walewska.

Continua il viaggio nella storia napoleonica

La vita di Napoleone non è fatta soltanto di battaglie, trattati e incoronazioni. Dietro l’Imperatore esisteva un uomo attraversato da passioni, separazioni e legami che continuarono a seguirlo anche dopo la caduta.

Su Napoleone.info raccontiamo questa storia distinguendo sempre i fatti documentati dalle interpretazioni e dalle leggende, senza rinunciare alla forza del racconto.

Secondo voi, quali parole si scambiarono Napoleone e Maria Walewska durante il loro ultimo incontro a Malmaison?

 

Storia, ricerca e racconto

Antonio Grillo

Antonio Grillo divulgatorio storico

Studio e racconto Napoleone e la sua epoca attraverso documenti, testimonianze, luoghi storici e vicende umane. Il mio obiettivo è separare sempre i fatti dalle interpretazioni e dalle leggende, senza rinunciare alla forza narrativa della storia.

Con Napoleone.info, Giganti della Storia e il canale YouTube Napoleone1769 costruisco un percorso di divulgazione dedicato ai protagonisti, alle battaglie, agli intrighi e ai grandi misteri del passato.

“`