Giuseppina finse una gravidanza per non raggiungere Napoleone in Italia? Amore, inganno e mito nel 1796

Nel marzo del 1796 Napoleone Bonaparte sposò Giuseppina de Beauharnais. Due giorni dopo, partì per l’Italia.

Era ancora un giovane generale di ventisei anni, non l’imperatore dei Francesi. Aveva appena ottenuto il comando dell’Armata d’Italia e stava per cominciare la campagna che avrebbe trasformato il suo nome in leggenda. Ma dietro il conquistatore di Lodi, Arcole e Rivoli c’era un uomo innamorato, quasi febbrile, che scriveva lettere ardenti alla moglie rimasta a Parigi.

Giuseppina, però, non lo raggiunse subito.

Rimase nella capitale, frequentò salotti, mantenne la sua vita mondana e, secondo numerose testimonianze e ricostruzioni biografiche, intrecciò una relazione con il giovane ufficiale Hippolyte Charles. In quel contesto nacque uno degli episodi più discussi della loro storia coniugale: la presunta gravidanza usata da Giuseppina come pretesto per non partire verso l’Italia.

La domanda è delicata: Giuseppina finse davvero di essere incinta per evitare di raggiungere Napoleone?

La risposta più rigorosa è questa: l’episodio è attestato in diverse tradizioni biografiche e memorialistiche, ma va trattato con prudenza. Non abbiamo una confessione diretta e definitiva di Giuseppina. Abbiamo però lettere, ritardi, testimonianze, un contesto sentimentale molto compromesso e una sequenza di fatti che rende l’ipotesi storicamente plausibile.

Proprio per questo l’episodio è affascinante. Non mostra soltanto una possibile bugia coniugale. Mostra il primo grande squilibrio emotivo tra Napoleone e Giuseppina: lui travolto dalla passione; lei più fredda, mondana, indebitata, abituata ai salotti del Direttorio e non ancora disposta a sacrificare Parigi per seguire un marito che, in quel momento, era ancora una promessa più che un destino.

Un matrimonio nato tra passione, interesse e ambizione

Quando Napoleone incontrò Giuseppina, lei non si chiamava ancora così per il mondo. Era Marie-Josèphe-Rose Tascher de La Pagerie, vedova Beauharnais, nata in Martinica, sopravvissuta alla Rivoluzione e alla prigione, madre di due figli: Eugène e Hortense.

Napoleone la chiamò “Joséphine”, nome che lei avrebbe adottato nella memoria storica. Per lui fu un innamoramento violento, quasi assoluto. Per lei, almeno all’inizio, la questione fu più complessa.

Giuseppina era più grande di Napoleone, aveva esperienza mondana, conosceva i salotti, aveva relazioni, debiti, necessità di protezione e una posizione sociale da ricostruire dopo gli anni del Terrore. Napoleone, invece, era un generale emergente, ambizioso, già temuto e rispettato, ma non ancora il padrone della Francia.

Il matrimonio fu celebrato il 9 marzo 1796. Il dato è importante: pochi giorni dopo Napoleone partì per assumere il comando dell’Armata d’Italia. La loro vita matrimoniale cominciò praticamente con una separazione.

Il contrasto tra i due fu immediato. Napoleone scriveva come un uomo divorato dal desiderio. Giuseppina rispondeva con minore frequenza, con minore intensità e, spesso, con quella leggerezza che feriva profondamente il giovane marito.

Qui nasce uno dei tratti più umani e sorprendenti del primo Napoleone: il conquistatore d’Italia, l’uomo che avrebbe umiliato generali austriaci e piemontesi, nelle lettere alla moglie appare vulnerabile, geloso, impaziente, quasi supplichevole.

Napoleone parte per l’Italia

Nel marzo del 1796, l’Armata d’Italia era considerata una formazione povera, mal equipaggiata, trascurata rispetto agli eserciti francesi impegnati sul Reno. Napoleone arrivò e la trasformò rapidamente in uno strumento offensivo straordinario.

La campagna d’Italia fu il primo grande laboratorio del suo genio militare. In pochi mesi egli sconfisse i piemontesi, costrinse il Regno di Sardegna all’armistizio, batté ripetutamente gli austriaci e impose il proprio nome all’Europa.

Ma mentre costruiva la sua gloria, continuava a desiderare Giuseppina accanto a sé.

Il paradosso è evidente: Napoleone avanzava come una folgore tra le Alpi, la Lombardia e il Veneto, ma la sua mente tornava continuamente a Parigi, alla moglie lontana, alle sue mancate risposte, ai ritardi, alle spiegazioni insufficienti.

Per il giovane generale, Giuseppina non era soltanto una compagna. Era una presenza quasi necessaria. Voleva che condividesse la sua ascesa, che fosse accanto a lui nella costruzione del suo destino.

Giuseppina, invece, non aveva la stessa fretta.

Le lettere disperate dell’innamorato Bonaparte

Le lettere di Napoleone a Giuseppina durante la campagna d’Italia sono tra i documenti più celebri della sua vita privata. Non sono le lettere fredde di un uomo di Stato. Sono lettere febbrili, fisiche, sentimentali, spesso segnate da gelosia e impazienza.

Napoleone le scriveva dal fronte, tra una marcia e una battaglia. Le chiedeva di raggiungerlo, si lamentava della sua freddezza, le rimproverava il silenzio. In alcune lettere appare quasi incredulo davanti alla distanza emotiva della moglie.

La corrispondenza rivela uno squilibrio profondo: Napoleone amava Giuseppina con intensità quasi adolescenziale; Giuseppina sembrava più lusingata che travolta.

Secondo diverse testimonianze, lei stessa avrebbe commentato con ironia l’amore del marito. La tradizione memorialistica attribuisce ad amici e contemporanei frasi in cui Giuseppina appare divertita, persino sorpresa, dal modo in cui Bonaparte la adorava.

Questo non significa che Giuseppina non provasse alcun affetto. Ma il suo sentimento non aveva la stessa natura. Napoleone viveva l’amore come possesso, fusione, urgenza. Giuseppina lo viveva dentro il mondo più mobile, mondano e ambiguo del Direttorio.

Il ritardo nel raggiungerlo divenne così una ferita sentimentale e politica.


“Se essa non mi ama più, non ho più nulla da cercare a questo mondo”

Il punto più drammatico della vicenda emerge dalle lettere che Napoleone scrive in quei giorni. La presunta malattia di Giuseppina, unita alla notizia della possibile gravidanza, produce in lui un effetto devastante. Il generale vittorioso, l’uomo che in Italia sta costruendo la propria leggenda, appare improvvisamente fragile, colpevole, quasi annientato dall’ansia.

In una lettera a Giuseppina, Napoleone passa dall’accusa al pentimento:

«Ho torto, io ti accuso, e tu sei malata! L’amore mi aveva tolto la ragione, perdonami, io non la saprò ritrovare… la mia vita è un sogno senza fine, un oscuro presentimento mi toglie il respiro, sono disperato. Scrivimi dieci pagine, questo soltanto mi può confortare. Tu sei malata, tu mi ami, tu sei incinta, e io non ti posso vedere.»

È un passaggio straordinario. Napoleone non ragiona più come comandante, ma come uomo innamorato. La possibile gravidanza lo commuove e lo destabilizza. Chiede chi sia vicino alla moglie, pensa a Ortensia, immagina un bambino tra le sue braccia:

«Chi ti è vicino? Ortensia? Amo mille volte di più la leggiadra fanciulla, da quando penso che essa ha cura di te… Un bimbo affascinante come te sarà fra le tue braccia! Oh, potessi vederti una giornata soltanto…»

Ma subito dopo riemerge la gelosia:

«Lo sai, io non saprei scorgere un amante vicino a te senza sbranarlo nell’istante stesso!»

La frase è rivelatrice. Napoleone non sa ancora, o forse non vuole ancora credere, fino a che punto Giuseppina sia legata a Hippolyte Charles. Ma sente il pericolo. Intuisce la possibilità del tradimento. La sua passione è già attraversata dal sospetto.

Nello stesso giorno scrive al fratello Giuseppe con toni ancora più disperati:

«Sono disperato. Mia moglie è malata, non so più dove abbia la testa, terribili presagi mi torturano il cuore.»

Poi aggiunge una delle confessioni più intense della sua giovinezza:

«Sai che non ho mai amato così, che Giuseppina è la prima donna che io adori. Il suo stato mi rende folle… ma se sta bene e può viaggiare, bisogna che venga: debbo stringerla al mio cuore, l’amo pazzamente e non posso vivere senza di lei.»

E infine scrive parole che colpiscono ancora oggi per la loro forza emotiva:

«Se essa non mi ama più, non ho più nulla da cercare a questo mondo. Amico mio, non trattenere il corriere più di sei ore a Parigi, rimandamelo con una risposta che mi dia nuova vita!»

Queste lettere mostrano un Napoleone molto diverso da quello che la storia ricorda abitualmente. Non il vincitore di Arcole, non il conquistatore d’Italia, ma un giovane uomo consumato dall’amore, dalla paura e dall’incertezza.

È proprio in questo contesto che la presunta gravidanza assume un peso enorme. Se Giuseppina lasciò davvero credere di essere incinta, il risultato fu immediato: l’irritazione di Napoleone si trasformò in senso di colpa, la gelosia in tenerezza, l’impazienza in preoccupazione per la salute della moglie.

Da un punto di vista psicologico, l’episodio è rivelatore. Napoleone poteva dominare un esercito, ma non i propri sentimenti. E Giuseppina, consapevolmente o meno, esercitava su di lui un’influenza che nessun generale austriaco era riuscito a ottenere.

Forse è proprio questa la vera lezione storica dell’episodio: mentre Napoleone stava conquistando l’Italia, Giuseppina continuava a conquistare lui.



Perché Giuseppina non partiva?

Le ragioni dei ritardi di Giuseppina furono molteplici e vanno esaminate senza semplificazioni.

In un primo momento vi furono anche ostacoli amministrativi: passaporti, autorizzazioni, condizioni di viaggio, la situazione politica ancora instabile. Raggiungere l’Italia non era una passeggiata romantica. Significava attraversare un’Europa in guerra, spostarsi con seguito, bagagli, sicurezza, denaro e protezioni.

Ma questi motivi pratici non bastano a spiegare tutto.

Giuseppina amava Parigi. La capitale del Direttorio era un mondo di salotti, moda, relazioni politiche, intrighi, denaro e seduzione. Lei vi si muoveva con naturalezza. Era elegante, affabile, capace di piacere. Grazie alle vittorie del marito, il suo prestigio cresceva. Diventava “la moglie del generale vittorioso”, una figura da ammirare e corteggiare.

Andare in Italia significava abbandonare quel teatro sociale. Significava lasciare amici, feste, protezioni, comodità. Significava anche entrare in un mondo militare dominato da Napoleone, lontano dalla leggerezza del Direttorio.

E poi c’era un altro elemento: Hippolyte Charles.

La Fondation Napoléon ricorda che Napoleone desiderava che Giuseppina lo raggiungesse in Italia, ma lei preferiva la vita mondana parigina e, forse, la compagnia del giovane luogotenente Hippolyte Charles. Alla fine partì per l’Italia soltanto alla fine di giugno, sotto pressione del marito, e fu accompagnata anche dallo stesso Charles.

Questo dato, da solo, dice molto.

La presunta gravidanza: pretesto o equivoco?

È qui che entra in scena l’episodio più discusso: la presunta gravidanza.

Secondo una tradizione riportata da biografi e ripresa anche da istituzioni culturali moderne, Giuseppina avrebbe lasciato intendere, tramite Murat o altri intermediari, di essere incinta. La notizia avrebbe avuto un effetto immediato su Napoleone: da un lato lo avrebbe riempito di gioia, dall’altro avrebbe fornito una spiegazione apparentemente legittima al ritardo della moglie.

Per un uomo come Napoleone, il pensiero di un figlio era enorme. Non ancora imperatore, non ancora fondatore di una dinastia, egli era però già dominato da un fortissimo senso del destino familiare e politico. Un figlio da Giuseppina avrebbe dato al matrimonio un valore ancora più profondo.

Ma quella gravidanza non produsse alcun bambino. E, soprattutto, Giuseppina non era incinta.

Fu un equivoco? Una voce male interpretata? Una speranza trasformata in notizia? Oppure una deliberata menzogna per prendere tempo?

La risposta definitiva non è possibile. Ma il contesto rende l’ipotesi del pretesto assai plausibile. Giuseppina aveva forti motivi per rimandare la partenza: la vita parigina, la relazione con Hippolyte Charles, la scarsa voglia di seguire il marito al fronte, il desiderio di mantenere libertà e centralità sociale.

 

Hippolyte Charles: il giovane amante

Hippolyte Charles era un giovane ufficiale degli ussari, nato nel 1773, quindi più giovane di Giuseppina. Era brillante, spiritoso, elegante, uomo da salotto più che da leggenda militare. Secondo la tradizione, conquistò Giuseppina con la leggerezza, il fascino e la capacità di farla ridere.

Era quasi l’opposto di Napoleone.

Napoleone era intenso, possessivo, febbrile, concentrato sulla gloria. Charles era mondano, piacevole, ironico, disponibile. Dove Napoleone chiedeva passione assoluta, Charles offriva leggerezza. Dove Napoleone scriveva lettere brucianti, Charles rappresentava la compagnia immediata e divertente dei salotti.

La relazione tra Giuseppina e Charles cominciò proprio mentre Napoleone combatteva in Italia. Diversi biografi la considerano uno dei primi grandi tradimenti della vita coniugale dei Bonaparte.

Il fatto che Charles abbia poi accompagnato Giuseppina nel viaggio verso l’Italia rende la vicenda ancora più imbarazzante. Giuseppina raggiunse finalmente il marito, ma portando con sé, almeno secondo le ricostruzioni più diffuse, l’uomo con cui aveva intrattenuto una relazione.

È una scena quasi teatrale: Napoleone, il giovane vincitore d’Italia, attende la moglie adorata; lei arriva con il seguito, con la grazia mondana e con l’ombra di un amante al fianco.

Non siamo ancora davanti all’imperatore tradito. Siamo davanti a un giovane generale che non comprende fino in fondo quanto la donna amata viva in un universo emotivo diverso dal suo.

L’arrivo in Italia e il disagio di Giuseppina

Giuseppina partì infine per l’Italia alla fine di giugno del 1796 e arrivò a Milano nel luglio dello stesso anno. La città, liberata e occupata dai francesi, diventò uno dei centri della nuova influenza napoleonica nella penisola.

Napoleone volle accanto a sé la moglie come figura di prestigio. Giuseppina, con il suo fascino, la sua eleganza e le sue maniere, poteva contribuire a dare volto sociale e mondano alla nuova potenza francese in Italia.

A Milano fu accolta con grande attenzione. Era la moglie del vincitore, una donna elegante, esotica, raffinata, capace di muoversi tra ufficiali, notabili, aristocratici e nuovi protagonisti della politica italiana.

Eppure non sembra che fosse felice.

Giuseppina rimase in Italia per diciotto mesi, ma scrisse agli amici lamentandosi della noia. Anche questo dettaglio è rivelatore. L’Italia napoleonica era il teatro della gloria di Bonaparte, ma per Giuseppina non era necessariamente il luogo del desiderio. Parigi restava il suo mondo naturale.

Qui si vede una differenza decisiva tra i due coniugi. Per Napoleone, l’Italia era il palcoscenico della grandezza. Per Giuseppina, poteva apparire come una lontananza forzata dalla vita brillante della capitale.



Napoleone scopre il tradimento

Per qualche tempo Napoleone sembrò negare o rimuovere le voci sull’infedeltà della moglie. Durante la campagna d’Italia cominciarono a circolare notizie e sospetti, ma egli inizialmente non volle credervi. Le sue lettere, anzi, sembrano diventare ancora più intense proprio mentre aumentavano le insicurezze.

Il tradimento di Giuseppina con Hippolyte Charles divenne però sempre più difficile da nascondere. I fratelli di Napoleone, ostili a Giuseppina, ebbero un ruolo importante nel far arrivare informazioni al generale. In particolare Giuseppe Bonaparte, secondo diverse ricostruzioni, contribuì a metterlo in guardia.

La scoperta piena della relazione avrebbe avuto effetti profondi.

Napoleone, che nel 1796 scriveva alla moglie con una passione quasi ingenua, negli anni successivi cambiò atteggiamento. Il rapporto con Giuseppina non si spezzò subito. Anzi, il matrimonio continuò, e Giuseppina avrebbe avuto un ruolo centrale nella costruzione del potere napoleonico. Ma qualcosa si incrinò.

Il giovane uomo assolutamente innamorato lasciò gradualmente il posto a un Napoleone più disincantato, più politico, più disposto anche lui alle infedeltà. La ferita di quegli anni rimase nella memoria della coppia.

Quando nel 1809 Napoleone divorziò da Giuseppina per ragioni dinastiche, il tema dell’incapacità di avere un figlio divenne centrale. Ma l’ombra dei primi tradimenti e della fragilità originaria del matrimonio accompagnò tutta la loro storia.

Related: Perchè Napoleone divorziò da Giuseppina?

Cosa dicono davvero le fonti

Dal punto di vista documentario, dobbiamo distinguere tre livelli.

1. I fatti solidi

Il matrimonio tra Napoleone e Giuseppina fu celebrato il 9 marzo 1796. Napoleone partì quasi subito per l’Italia. Giuseppina non lo raggiunse immediatamente. Napoleone le scrisse lettere appassionate chiedendole di venire da lui. Giuseppina partì solo alla fine di giugno e arrivò a Milano nel luglio del 1796.

Questi elementi sono solidi e confermati dalle principali cronologie napoleoniche.

2. Il contesto altamente probabile

Giuseppina preferiva la vita parigina, era inserita nei salotti del Direttorio e aveva una relazione con Hippolyte Charles. La Fondation Napoléon parla esplicitamente della sua preferenza per la società parigina e della possibile compagnia di Charles, ricordando anche che egli la accompagnò in Italia.

Questo non è un semplice pettegolezzo isolato: è un elemento ricorrente nella tradizione biografica su Giuseppina.

3. La presunta gravidanza

L’episodio della gravidanza è più delicato. Fonti moderne come la Morgan Library hanno dedicato attenzione alla lettera in cui Napoleone si congratula con Giuseppina per una gravidanza poi rivelatasi inesistente o comunque non reale. La vicenda viene spesso presentata con cautela, usando formule come “bogus pregnancy”, cioè gravidanza fasulla o dubbia.

Questo suggerisce che Napoleone ricevette o credette di ricevere una notizia di gravidanza. Ma dimostrare con certezza l’intenzione fraudolenta di Giuseppina è più difficile.

La conclusione più corretta è quindi: Giuseppina probabilmente utilizzò, o lasciò circolare, la notizia di una gravidanza come argomento per ritardare la partenza; la prova assoluta di una messinscena consapevole resta però problematica.

Il giudizio storico: Giuseppina colpevole o prigioniera del suo tempo?

È facile giudicare Giuseppina con severità. Una moglie appena sposata, un marito al fronte, lettere appassionate, una presunta gravidanza, un amante nei salotti di Parigi: tutti gli elementi sembrano comporre un quadro di inganno.

Ma la storia richiede anche comprensione del contesto.

Giuseppina era una sopravvissuta. Aveva conosciuto la prigione, il Terrore, la morte del primo marito Alexandre de Beauharnais, l’instabilità economica, la necessità di protezioni maschili e politiche. Il mondo del Direttorio era moralmente fluido, socialmente competitivo, dominato da relazioni, denaro, favori e apparenze.

Napoleone la idealizzò. La trasformò nella donna del destino, nella compagna immaginaria della sua gloria. Ma Giuseppina era più concreta, più mondana, più fragile e forse più opportunista.

Il loro matrimonio nacque quindi da un equivoco profondo. Napoleone credeva di aver trovato un amore assoluto. Giuseppina aveva forse trovato un uomo utile, appassionato, promettente, capace di proteggerla e innalzarla. Solo più tardi, quando Napoleone divenne davvero il centro del potere francese, Giuseppina comprese pienamente il valore del legame.

La presunta gravidanza del 1796, vera bugia o pretesto amplificato, è il simbolo di questo squilibrio.

Da una parte l’uomo che conquista l’Italia e sogna la moglie accanto a sé. Dall’altra la donna che non vuole lasciare Parigi, forse perché ancora non crede fino in fondo nel destino del marito, forse perché ama un altro, forse perché teme di perdere la propria libertà.

In questa frattura nasce una delle storie d’amore più celebri e più ambigue della modernità.

Conclusione: la prima ferita del mito napoleonico

L’episodio della presunta gravidanza di Giuseppina non è un semplice aneddoto piccante. È una finestra aperta sul Napoleone più vulnerabile.

Nel 1796 egli non è ancora l’uomo di Brumaio, il Primo Console, l’Imperatore, il legislatore del Codice Civile, il vincitore di Austerlitz. È un giovane generale innamorato che scrive lettere ardenti a una donna più esperta, più sfuggente, meno coinvolta.

Giuseppina non raggiunge subito l’Italia. Ritarda. Accampa motivi. Forse lascia credere di essere incinta. Intanto Parigi la trattiene, e con Parigi la trattiene Hippolyte Charles.

La storia non ci autorizza a trasformare ogni sospetto in certezza. Ma ci permette di riconoscere una dinamica chiara: Giuseppina non aveva la stessa urgenza sentimentale di Napoleone. E la presunta gravidanza fu, con ogni probabilità, uno degli strumenti attraverso cui quel ritardo venne giustificato.

Questo episodio aiuta a comprendere tutto ciò che seguirà: la gelosia, la disillusione, le infedeltà, il bisogno dinastico, il divorzio, ma anche l’affetto profondo che, nonostante tutto, continuò a legare Napoleone e Giuseppina fino alla fine.

Perché la loro storia non fu mai soltanto amore. Fu potere, desiderio, paura, ambizione, bisogno reciproco e ferita.

E forse proprio per questo continua ancora oggi ad affascinare.

FAQ – Domande frequenti

Giuseppina finse davvero di essere incinta?

Non esiste una prova definitiva e incontrovertibile. Tuttavia, diverse ricostruzioni biografiche indicano che una presunta gravidanza fu usata come spiegazione per ritardare la partenza verso l’Italia. La prudenza storica impone di parlare di episodio probabile o molto discusso, non di certezza assoluta.

Quando Napoleone sposò Giuseppina?

Napoleone e Giuseppina si sposarono il 9 marzo 1796. Pochi giorni dopo, Napoleone partì per assumere il comando dell’Armata d’Italia.

Quando Giuseppina raggiunse Napoleone in Italia?

Giuseppina partì alla fine di giugno del 1796 e arrivò a Milano nel luglio dello stesso anno, dopo molte pressioni da parte di Napoleone.

Chi era Hippolyte Charles?

Hippolyte Charles era un giovane ufficiale degli ussari francesi, noto per essere stato l’amante di Giuseppina durante i primi anni del matrimonio con Napoleone.

Napoleone sapeva del tradimento?

All’inizio sembra aver negato o sottovalutato le voci. In seguito, soprattutto grazie alle informazioni ricevute da familiari e conoscenti, comprese la natura della relazione tra Giuseppina e Hippolyte Charles.

La presunta gravidanza influì sul matrimonio?

L’episodio fu parte di una crisi più ampia. Il matrimonio continuò per molti anni, ma i primi tradimenti e la mancanza di un figlio comune segnarono profondamente il rapporto.

Perché questo episodio è importante nella storia napoleonica?

Perché mostra un Napoleone giovane, vulnerabile e sentimentalmente dipendente da Giuseppina. Aiuta anche a capire le tensioni future della coppia e il ruolo politico, emotivo e dinastico del loro matrimonio.

Antonio Grillo e la missione di divulgare la grande storia

Questo articolo fa parte del progetto culturale di Antonio Grillo, divulgatore storico impegnato a raccontare Napoleone Bonaparte, l’età napoleonica e i grandi protagonisti della storia europea con rigore, passione e chiarezza narrativa.

La vicenda di Giuseppina e della presunta gravidanza del 1796 dimostra quanto la storia napoleonica non sia fatta soltanto di battaglie, trattati e incoronazioni. Dietro la grande politica ci sono passioni, fragilità, bugie, paure, desideri e ferite intime. Comprendere Napoleone significa anche entrare in questa dimensione umana, dove il mito incontra la vulnerabilità.

Attraverso Napoleone.info, il blog Napoleone1769, il canale YouTube e il gruppo Facebook Napoleon l’Empereur, Antonio Grillo costruisce un ecosistema di divulgazione storica dedicato a Napoleone e ai grandi snodi della storia europea, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento italiano per chi ama comprendere il passato con profondità e passione.

Antonio Grillo racconta la storia come un grande laboratorio umano: un luogo in cui potere, amore, ambizione, errore e destino si intrecciano. La storia di Giuseppina non è solo una storia privata: è una chiave per comprendere il lato più umano del mito napoleonico.

Fonti e letture consigliate

  • Jean Tulard, Dictionnaire Napoléon, Fayard.
  • André Castelot, Joséphine.
  • Andrew Roberts, Napoleon the Great, Allen Lane.
  • Frédéric Masson, Joséphine de Beauharnais.
  • Napoleon.org, Fondation Napoléon, scheda biografica su Joséphine de Beauharnais: https://www.napoleon.org/en/history-of-the-two-empires/biographies/josephine-marie-joseph-rose-de-tascher-de-la-pagerie/
  • Napoleon.org, Fondation Napoléon, cronologia della vita di Joséphine: https://www.napoleon.org/en/history-of-the-two-empires/timelines/life-of-josephine-marie-joseph-rose-de-tascher-de-la-pagerie/
  • The Morgan Library & Museum, “Napoleon congratulates Josephine on her (bogus?) pregnancy”: https://www.themorgan.org/blog/napoleon-congratulates-josephine-her-bogus-pregnancy
  • PBS, Napoleon’s Letters to Josephine: https://www.pbs.org/empires/napoleon/n_josephine/emperor/page_1.html
  • Napoleon’s Letters to Josephine, 1796–1812, raccolte epistolari pubblicate.