Le ultime parole di Napoleone a Sant’Elena: analisi comparata delle testimonianze di Marchand, Bertrand e Montholon
Il 5 maggio 1821, alle 17:49, Napoleone Bonaparte morì nella sua stanza a Longwood House, sull’isola di Sant’Elena. Attorno al suo letto si trovavano pochi uomini: il generale Henri-Gatien Bertrand, il generale Charles-Tristan de Montholon e il primo valletto Louis-Joseph-Narcisse Marchand. Essi furono i testimoni diretti degli ultimi momenti dell’Imperatore. Ma cosa disse Napoleone prima di morire? Le loro testimonianze, pur concordi nei punti essenziali, presentano differenze significative che permettono di comprendere non solo le ultime parole, ma anche lo stato mentale dell’uomo che aveva dominato l’Europa.
I. Il contesto della morte: Longwood House, 5 maggio 1821
Napoleone agonizzò per circa due giorni prima della morte. Soffriva di dolori gastrici estremi, debolezza e febbre. I presenti notarono periodi di incoscienza alternati a momenti di lucidità.
Secondo Marchand, l’Imperatore entrò in una fase di delirio intermittente nelle ultime ore.
II. La testimonianza di Louis-Joseph-Narcisse Marchand

Marchand, presente accanto al letto fino all’ultimo momento, scrisse nelle sue memorie:
«L’Imperatore pronunciò distintamente le parole: “France… armée… tête d’armée… Joséphine…”»
(Marchand, Mémoires, vol. II)
Questa testimonianza è considerata una delle più attendibili per tre ragioni:
- Marchand era fisicamente il più vicino al letto;
- non aveva ambizioni politiche;
- scrisse con intento descrittivo, non interpretativo.
Le parole indicano chiaramente che, nel momento della morte, la mente di Napoleone tornò ai tre pilastri della sua vita:
- la Francia
- l’esercito
- Joséphine
Questa è anche la testimonianza più romantica, quella che contiene anche al riferimento a Giuseppina, la donna che lo aveva rapito d’amore durante la prima campagna d’Italia e che in seguito divenne Imperatrice.
III. La testimonianza del generale Bertrand
Henri-Gatien Bertrand, uno dei più fedeli compagni di Napoleone, confermò sostanzialmente la versione di Marchand.
Bertrand riferì:
«Le ultime parole furono: “France… armée… Joséphine…”»
(Bertrand, Cahiers de Sainte-Hélène)
La concordanza con Marchand rafforza l’autenticità della testimonianza.
Bertrand sottolineò anche che Napoleone sembrava rivivere mentalmente le sue campagne militari. I due militari presenti accanto al letto di Napoleone non fanno altro che sottolineare che le ultime parole di Napoleone fossero rivolte ai suoi soldati, alle battaglie e che durante l’agonia, Napoleone non facesse altro che rivivere i momenti più esaltanti della sua vita.
IV. La testimonianza del generale Montholon
Montholon fornisce una versione leggermente diversa, ma compatibile:
«L’Imperatore mormorò parole che indicavano che la sua mente era con l’esercito.»
(Montholon, Récits de la captivité)
Montholon insiste sull’aspetto militare e strategico del delirio finale.
La sua testimonianza è considerata più interpretativa che letterale.
V. Analisi comparata delle tre testimonianze
| Testimone | Parole riportate | Caratteristica principale |
|---|---|---|
| Marchand | France, armée, tête d’armée, Joséphine | Descrizione dettagliata e diretta |
| Bertrand | France, armée, Joséphine | Conferma sostanziale |
| Montholon | Riferimenti all’esercito | Interpretazione più generale |
VI. Significato storico e psicologico
Le ultime parole rivelano molto sulla mente di Napoleone.
Egli non pensò:
- al potere
- alla gloria personale
Ma pensò:
- alla Francia
- al suo esercito
- alla donna che aveva amato
Questo conferma la centralità dell’identità militare e nazionale nella sua psicologia.
VII. Il giudizio degli storici
Lo storico Jean Tulard ha osservato che queste parole rappresentano la sintesi della vita di Napoleone.
Andrew Roberts sottolinea che il riferimento a Joséphine dimostra la dimensione umana dell’Imperatore.
VIII. Conclusione: la morte dell’Imperatore e la nascita del mito
Le ultime parole di Napoleone non furono un discorso, ma frammenti. Frammenti sufficienti per comprendere che, nel momento finale, egli era ancora comandante.
Non a Sant’Elena, ma sul campo di battaglia della memoria. Come ci si poteva aspettare, Napoleone durante l’agonia, quando la nebbia della morte lo sta avvolgendo, rivolge i suoi pensieri alle sue vicende militari, alle sue battaglie, ai suoi soldati, alla sua Vecchia Guardia, ma non dimentica l’amore della sua vita: Giuseppina.
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Antonio Grillo – Napoleon Historian
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